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BREXIT: IL REFERENDUM CHE HA CAMBIATO L'EUROPA

Brexit: la Gran Bretagna esce dall'Unione Europea Foto: Pixabay / CC0 Public Domain

Con il referendum sulla Brexit di giovedì 23 giugno 2016 il popolo inglese ha preso una decisione determinante non solo per il suo futuro, ma per quello dell'intero continente. Con il 52% dei voti a favore del "Leave" e 1.269.501 voti di scarto, la Gran Bretagna ha deciso di uscire definitivamente dall'Unione Europea. Ciò potrebbe scatenare un effetto domino in grado di sconvolgere molti degli assetti economici e politici attuali, per questo serve un grande senso di responsabilità e nuove iniziative, per rilanciare il progetto di una nuova Unione a 27 Paesi, come motore di sviluppo per gli anni a venire.

LE REAZIONI DELL'EUROPA ALLA BREXIT E LE POSSIBILI CONSEGUENZE PER L'ITALIA


I primi dati della scorsa settimana erano a favore della Bremain, ma sono stati i mercati finanziari di tutto il mondo ad accorgersi dell'inversione di tendenza, facendo sprofondare la sterlina. Il risultato del referendum è comunque segnale preciso di un Paese frammentato: mentre l'Inghilterra e il Galles si sono espressi per uscire dall'Unione Europea, Scozia e Irlanda del Nord hanno preferito la Bremain. Si aprirebbe ora un dibattito molto lungo e articolato sulle possibilità di rinegoziare per un secondo referendum e per le richieste che Scozia e Irlanda del Nord potrebbero avanzare al governo di Londra, per poter diventare a loro volta indipendenti e riunirsi all'Ue; non bisogna dimenticare però che, al di là delle conseguenze interne del voto, questo "scossone" avrà effetti anche nel nostro Paese sul breve, medio e lungo termine.

Mentre il leader storico degli euroscettici, Nigel Farage, canta vittoria, il primo ministro inglese David Cameron ha rassegnato le sue dimissioni: "Ci dovrà essere un nuovo primo ministro eletto ad ottobre, che dovrà guidare i negoziati con l'Ue". Categorica anche la decisione da parte del presidente della Commissione Europea Jean-Claude Junker, secondo il quale la Gran Bretagna dovrà ora uscire rapidamente dall'Unione. Il Parlamento Europeo ha infatti approvato l'implementazione rapida e coerente della procedura di revoca dell'appartenenza del Regno Unito all'Ue; la plenaria straordinaria che si è tenuta martedì 28 giugno ha approvato la risoluzione bipartisan a larga maggioranza: 395 voti a favore, 200 contrari e 71 astenuti.

ANALISI DELLE CONSEGUENZE DELLA BREXIT PER L'ITALIA


Un articolo molto interessante dedicato alla Brexit e alle PMI italiane è stato pubblicato da Polimerica. L'uscita della Gran Bretagna dall'Ue sarà lenta, in quanto richiederà come minimo due anni di negoziazione a causa dell'enorme burocrazia (si parla di 54 accordi commerciali da rivedere e di possibili introduzioni di dazi doganali) e dal fatto che questo caso non abbia precedenti all'interno della Comunità. Secondo l'istituto Sace, il quale si basa su alcuni studi elaborati dal dipartimento universitario di Economia di Oxford, le vendite del Made in Italy nel Regno Unito potrebbero calare già a partire da quest'anno dell'1,2%, con un calo maggiore il prossimo anno.

È bene ricordare però che in un'altra occasione il nostro Paese si è trovato a fronteggiare una crisi ben più accentuata, ossia quella causata dalle sanzioni imposte alla Russia: queste infatti avevano provocato costi per 3,6 miliardi di euro, il doppio di ciò che potrebbe succedere con la Gran Bretagna. La Brexit infatti costerebbe, secondo le ultime previsioni, un miliardo di euro: somma che rappresenta lo 0,25% dell'export italiano nel mondo. Da aprile 2015 a marzo 2016 l'Italia ha esportato oltre Manica beni per 22.570 milioni di euro, e si potrebbe avere un taglio di 727 milioni il prossimo anno. A pagare di più, potrebbero essere le regioni del Nord-Est (Friuli Venezia- Giulia e Veneto), ma anche Emilia-Romagna e Toscana.

NUOVE SFIDE E OPPORTUNITÀ DA COGLIERE IN FRETTA


È ancora presto per poter avere un quadro chiaro della situazione economica e valutare l'impatto della Brexit sulle imprese italiane, specialmente nei settori: meccanica strumentale, chimica e automotive. Secondo Carlo Messina - ad di Intesa San Paolo - intervistato recentemente dal Sole 24 Ore, questo è un momento cruciale per l'Italia, che deve essere capace di trasformare una fase difficile di volatilità in un'occasione di crescita interna: il nostro Paese infatti ha ora la possibilità di trasformarsi in vero e proprio leader europeo, e Milano ha una qualità di servizi non seconda a città europee quali Francoforte o Parigi.

Per risparmiatori ed imprese ovviamente lo scenario economico cambierà: per chi ha sottoscritto quote di fondi comuni di investimento ci saranno conseguenze nel breve periodo legate all'andamento delle borse e dei mercati finanziari. Il consiglio unanime dei gestori è quello di mantenere i propri risparmi, mentre chi vuole vendere potrebbe optare per il cosiddetto "switch", una conversione che permetta di passare da fondi azionari a fondi obbligazionari senza per forza vendere.

I punti di forza dell’Italia sono: un settore manifatturiero molto forte diversificato e competitivo caratterizzato da imprese della trasformazione ad alto valore aggiunto che costituiscono il sistema delle PMI, un grande volume di risparmio, un basso indebitamento delle famiglie (300% del PIL contro il 400% della media europea). 

Beppe Sala, il nuovo Sindaco di Milano eletto lo scorso 19 giugno, ha dichiarato: “vorrei che Milano diventasse la Londra Italiana”, rivendicando il merito del rilancio internazionale del capoluogo lombardo grazie ad Expo Milano 2015. Riferendosi al progetto 'Human Technopole. Italy 2040’, il grande centro su genomica, big data nutrizione cibo e sostenibilità e campus universitario con 1.600 ricercatori, dove lo stato italiano investirà 150 milioni di euro all'anno per dieci anni,  Sala annuncia: “il progetto di fare dell’area Expo una zona franca fiscale per le imprese che vi si insedieranno sarà presto approfondito col governo”, e ancora “gli elementi che possono davvero fare la differenza: qualità della vita, mercato immobiliare abbordabile e con capacità di assorbire domanda di qualità, trasporti pubblici di efficienza assoluta e scuole d’eccellenza, fino a curare nel dettaglio un’offerta culturale ancora più robusta”.

La sfida è già cominciata e il nostro paese deve saper reagire in modo rapido e unitario, valorizzando i propri punti di forza, le risorse umane, territoriali e istituzionali, per cogliere oggi le opportunità che possono migliorare il futuro di tutti noi.
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