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BREXIT: QUALI CONSEGUENZE PER L’ITALIA E PER L’EXPORT DELLE PMI?

Brexit: la Gran Bretagna uscirà dall'Unione Europea? Foto: Petr Kratochvil / Public Domain

Il referendum sulla permanenza del Regno Unito nell'Unione Europea si tiene oggi, giovedì 23 giugno 2016. Noto come "Brexit" (da British+Exit), la consultazione del popolo britannico a proposito di un'eventuale uscita dall'Unione Europea ha influenzato notevolmente i mercati, e continuerà a farlo una volta chiuse le urne, qualsiasi sarà il risultato. Se vincerà il , ci vorranno in ogni caso due anni per la negoziazione dell'uscita del Regno Unito dall'Europa; se vincerà il no, ci sarà comunque un precedente molto significativo per qualsiasi altro Paese che voglia intraprendere la strada dell'indipendenza economico-politica dalla sovranità del vecchio continente.
Le discussioni principali si sono focalizzate però in una direzione sola: è un bene o un male per la Gran Bretagna restare nell'Ue? Si è sottovalutata, in questo modo, un'ottica ancora più importante per noi: ha senso mantenere all'interno della comunità uno Stato che così fortemente, almeno all'apparenza, vuole ridare piena sovranità a Westminster? I pro e i contro, ovviamente, si trovano sia per il "sì" che per il "no". Il dibattito è tutt'ora aperto, e va analizzato su più fronti.

BREXIT: COSA SUCCEDEREBBE SE VINCESSE IL "LEAVE"


Se la Gran Bretagna dovesse uscire dall'Unione, sarebbe necessario pensare al mercato inglese come ad un'opportunità isolata però dalla Comunità Europea, e l'importanza di quest'ultima potrebbe iniziare a vacillare. Nonostante il Paese non abbia aderito alla moneta unica, è bene prepararsi ad un eventuale contagio, anche perché la sterlina potrebbe deprezzarsi. Ecco perché in quest'ottica è bene, per le nostre PMI, iniziare a guardare anche ai mercati extra UE, che presenteranno dei rischi non di molto superiori a quelli del mercato europeo che si andrebbe a creare con il sì alla Brexit. Una buona pianificazione, è bene ricordarlo, porta ad un successo che può rivelarsi di gran lunga maggiore oltre i confini del vecchio continente. L'uscita del Regno Unito comporterebbe sicuramente una riduzione delle esportazioni e renderebbe le importazioni più onerose, mentre sarebbe necessario rinegoziare la circolazione delle merci e dei lavoratori: impedirla significherebbe una ipotetica "fuga" verso altri importanti centri come Parigi e Bruxelles, che si avvantaggerebbero economicamente. Mentre Londra sarebbe esonerata dal pagamento della propria quota all'Unione Europea, gli altri Stati membri la vedrebbero aumentare significativamente: per il budget di Bruxelles infatti i costi per la Germania crescerebbero di 2,5 miliardi di euro; per la Francia 1,9 miliardi; per l'Italia, 1,4 miliardi; Spagna 0,9 miliardi.

I RISCHI DELL'ITALIA DAVANTI A BREXIT


Un interessante articolo pubblicato dal sito pmi.it descrive in modo dettagliato quali saranno le conseguenze per le PMI italiane, e come queste possono iniziare ad agire sui mercati esteri. Innanzitutto, SACE (gruppo assicurativo-finanziario attivo nell'export credit) misura l'impatto Brexit sull'export italiano verso il Regno Unito: quest'anno il flusso sarà positivo ma in leggera flessione rispetto all'anno precedente, mentre l'ondata negativa è prevista per il 2017. I settori più colpiti saranno quello dei mezzi di trasporto, della meccanica strumentale, del reparto tessile e abbigliamento. In controtendenza il settore food&beverage. Notizie rassicuranti arrivano da fonti autorevoli come Standard and Poor's e il Fondo Monetario Internazionale, secondo i quali il nostro Paese sarebbe tra quelli che meno risentirà di un'eventuale Brexit insieme a Francia, Germania e Spagna. I più esposti sarebbero invece Malta, Cipro, Olanda e Belgio.

COME DOVRANNO AGIRE LE NOSTRE PMI DAVANTI ALLA BREXIT?


Potrebbe essere utile, per le nostre imprese che esportano in Gran Bretagna, posticipare qualsiasi accordo commerciale una volta chiuse le urne; verificare quali siano le coperture a lungo termine, come swap sui tassi o contratti a termine come forward e colar; un aumento del rischio di credito è una componente del costo complessivo del prodotto finanziario che dovrebbe essere riconosciuto nella negoziazione; infine è bene controllare sempre il rischio di finanziamento (Cash Flow At Risk), che consente di sapere quotidianamente quanto l'azienda rischia, e come questo rischio cambi.

PRE-REFERENDUM: ULTIME NOTIZIE SUL FRONTE BREXIT


La situazione politica è però cambiata molto negli ultimi giorni, a causa anche dei fatti di cronaca che riguardavano strettamente la Brexit. La valuta britannica sta volando, seguita anche dalle borse di Londra, Parigi, Madrid e Francoforte. Se solo la scorsa settimana Bet Fair dava una vittoria della Brexit al 42%, oggi la stessa è data al 22%. Le voci pro-Unione Europea sono in sensibile aumento, sia all'interno della Gran Bretagna che all'esterno, nonostante il dibattito resti aperto a più risvolti. La sorpresa arriva invece dalla Scozia, dove l'europeismo sembra la strada preferita, soprattutto dalle numerose imprese che beneficiano della loro appartenenza all'UE, in quanto la Brexit metterebbe a rischio un miliardo di sterline di export scozzese.

L'esito del referendum sarà annunciato a partire dalle prime ore di venerdì 24 giugno, chiarendo quale direzione prenderà l'Europa, e su quali mercati si dirigeranno le nostre imprese all'estero.
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